Le fonti

Le fonti per la ricostruzione della vicenda terrena di Rosa da Viterbo sono duecentesche (due lettere di Innocenzo IV del 1252 e una Vita) e quattrocentesche (il Processo di canonizzazione del 1457 e una seconda Vita).

Il 25 novembre 1252 il papa Innocenzo IV, dietro supplica del Vescovo, del Clero, del Consiglio e del Popolo di Viterbo, con la lettera Sic in sanctis suis indice il processo diocesano per accertare la santità di Rosa. Incarica, quindi, il priore del convento domenicano di Santa Maria in Gradi e l’arciprete della canonica di San Sisto di istruire e svolgere l’indagine in partibus – di raccogliere cioè le testimonianze sulla vita e sui miracoli di Rosa – fornendo loro una scrupolosa e minuziosa forma interrogatorii. Questi due testi si conservano, ma nulla resta della procedura di inquisitio, se mai sia stata avviata.