La vita duecentesca

Probabilmente connesso alla prima indagine innocenziana è un breve profilo biografico di Rosa scritto in una pergamena conservata nell’archivio del monastero di S. Rosa, indicato da Giuseppe Abate come Vita i e databile per la scrittura (una gotica cancelleresca) alla seconda metà del Duecento.

Alcuni storici hanno suggerito che questo frammento possa essere una parte di quelle Vitae di Santi che si sogliono premettere nei processi di canonizzazione per essere poi confermate dai testimoni che vengono escussi.

Si tratta di un frammento pergamenaceo, parte mediana di un rotulus, con la scrittura sulla parte interna e sul dorso un abbozzo della figura di santa Rosa.

Il compilatore è anonimo, ma si dimostra ben informato e preciso in molti dettagli: se non fu testimone oculare, ebbe comunque a disposizione notizie di prima mano. Questa Vita fornisce, infatti, una narrazione genuina e incontaminata sia dalle amplificazioni degli agiografi posteriori sia dalla “fantasia” della tradizione popolare.

Questo frammento pergamenaceo narra solo l’ultimo periodo dell’esistenza terrena di Rosa (dal 21 giugno al 4 dicembre 1250) e alcuni miracoli operati in vita: inizia con la malattia in cui Ella incorse e termina con il suo arrivo a Vitorchiano. Manca del tutto il racconto dell’infanzia, della puerizia e del beato transito, nonché dei miracoli post mortem, che ci è, invece, tramandato dalla meno affidabile Vita quattrocentesca.