La luminaria del 1512

Il 14 aprile del 1512 il consiglio dei Ventiquattro, su proposta di Agostino Almadiani, uno dei Priori, approva all’unanimità l’istituzione della luminaria in onore di santa Rosa, da farsi ogni anno nel giorno della festa della Santa [Viterbo, Monastero di Santa Rosa, Diplomatico, alla data]:

Egregi consiglieri, non ignorate che in altra circostanza fu deciso in Consiglio Generale che nel giorno della festa di santa Rosa, che è celebrato in questa città nel mese di settembre, tutti i Rettori delle Arti e i giurati vadano con luminarie ogni anno, in perpetuo, alla di lei chiesa, in suo onore e reverenza … Ascoltata tale proposta e ricevuti su di essa i pareri di alcuni consiglieri, ma alla fine con voto unanime di tutti, nessuno discordante, questa deliberazione fu di nuovo approvata e omologata e si deliberò che essa fosse registrata nell’archivio e nel libro delle riformanze della Comunità.

Successivamente (15 aprile o maggio 1512) il consiglio dei Quaranta, su proposta di Galieno Almadiani, uno dei Priori, approva con ventotto voti favorevoli e cinque contrari il parere espresso dal consigliere ser Spinello Altobelli, deliberando l’istituzione della luminaria in onore di santa Rosa, da tenersi ogni anno il giorno della festa della Santa. Il successivo 18 luglio, la deliberazione è ratificata dal Vicelegato della Provincia del Patrimonio, Mattia Ugonio vescovo di Famagosta [Viterbo, Monastero di Santa Rosa, Diplomatico, alla data]:

che i magnifici signori Priori … siano tenuti in futuro ogni anno in perpetuo, sotto il vincolo del giuramento, a far radunare nel giorno nel quale si celebra la festa della beata Rosa, nell’ora delle Messe, nella piazza del Comune, al suono delle campane e allo squillo delle trombe, tutti e ciascuno i Rettori delle Arti della magnifica Città di Viterbo con i loro giurati; e così radunati essi debbano seguire i signori Podestà, Priori, Gonfalonieri e gli altri ufficiali della comunità con luminarie e offerta di cere, e si rechino in processione alla chiesa di Santa Rosa, e lì, deposte le fiaccole e le candele di cera, ricevano la consueta indulgenza, nel modo e nell’ordine delle altre luminarie.

(Notizie tratte da E. Rava, Ad sonum campanae tubarumque clangorem. Le due delibere del 1512: edizione e traduzione, Viterbo 2012)