Il processo di canonizzazione

Due secoli dopo il primo fallito tentativo di Innocenzo iv di iscrivere Rosa nel catalogo dei santi, nel 1456, riprese l’iniziativa papa Callisto iii, lo spagnolo Alfonso Borgia. Il Borgia, circa dieci anni prima della sua ascesa alla Cattedra di Pietro, aveva ottenuto da Dio, per intercessione di Rosa, cui si era raccomandato, la grazia di essere guarito da febbri, che ne avevano fatto temere addirittura la vita.

Per questo motivo, devotissimo alla Santa, accolse benevolmente la supplica dei Viterbesi di riprendere il processo di canonizzazione, che ebbe luogo a Viterbo tra il 26 marzo 1457 e il 4 luglio dello stesso anno.

Di questo processo, che anche in questo caso non ebbe esito, resta un corposo dossier (dalle lettere di indizione alla minuta, alla redazione in mundum), i cui atti sono tramandati da due codici, uno cartaceo e uno membranaceo, entrambi conservati nell’archivio del monastero di Santa Rosa.