Casa e cella di santa Rosa

La casa di santa Rosa è stata acquistata dal monastero sotto l’abbadessato di suor Maria Angela Innocenti da una tal Caterina con atto rogato il 20 aprile 1661 per il prezzo di 130 scudi.

Nel processo callistiano del 1457 si parla esplicitamente di una cella, simile ad un carcere, dove Rosa faceva penitenza, ma allo stato attuale degli studi non se ne conosce ancora l’esatta ubicazione.

Il prete Contuzio, canonico della chiesa di Sant’Angelo in Spata e rettore della chiesa di Santa Maria in Poggio, uno dei testimoni al processo, dice che la cella era simile ad una spelonca e aveva una finestrella così piccola che a stento un bambino vi sarebbe potuto passare. Petruccio di Niccolò, un altro testimone, dice esplicitamente che la casa e la cella erano poste nella contrada di Santa Maria in Poggio. Niccolò Ciaccie specifica che la cella era vicino alla chiesa di Santa Maria in Poggio e Riccardo di maestro di Gerolamo aggiunge che essa era munita di una piccolissima finestrella posta tra quattro pietre.

Si accede alla Casa di santa Rosa per una breve scala in peperino e sull’architrave della porta, coperta da una tettoia, è “Domus Sanctae Rosae a caratteri capitali. La casa fu acquistata dal Monastero dalla famiglia Gnazza per 130 scudi il 20 aprile 1661.
Il giardino chiuso annesso alla Casa di santa Rosa.
In questa prima stanza possiamo vedere sulle pareti di destra e di sinistra alcuni ex voto offerti alla Santa, nella parete di fronte all’ingresso si conserva un’urna lignea del 1616, che contenne il corpo della Santa e venne usata fino al 1699.

Santa Rosa in una preziosa statua lignea dorata, alta due metri vestita con l’abito monacale. Risale al XVII secolo, nello scapolare ha le rose in ricordo di uno dei miracoli più famosi operati dalla santa: il pane per i poveri trasformato in rose alla vista del padre di lei.
La tradizione vuole che in questa parte della casa di santa Rosa, la Verginella viterbese morì.
Pala dell’altare XVII secolo.
Entrando nella stanza a destra possiamo vedere un piccolo gradino in peperino che ricorda un tramezzo abbattuto tempo fa, demolito per meglio mostrare l’altare in peperino.
In questo luogo celebrarono la Messa papa Pio VII e il servo di Dio il cardinale Lorenzo Antonio Massaia, detto Guglielmo (Piovà, 8 giugno 1809-San Giorgio a Cremano, 6 agosto 1889).
Nel piano superiore, che non faceva parte della casa di santa Rosa, sono un grande permanente artistico presepio poliscenico, allestito nel 1983, ed una sala per il raccoglimento in preghiera.